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Rassegna Stampa

LE FISARMONICHE DI FRANCESCA GALLO

Le sue fisarmoniche sono sui palchi di tutto mondo: una, con Giovanni Boscariol, ha raggiunto l’orchestra del Festival di Sanremo, un’altra viene imbracciata dall’organettista sardo Orlando Mascia, un’altra ancora è fedele compagna del cantautore veneziano Gualtiero Bertelli. 

Francesca Gallo, 36 anni, trevigiana, è la giovane titolare dell’unica bottega nel panorama nazionale capace di realizzare al proprio interno, completamente a mano, fisarmoniche e strumenti musicali ad ancia libera curandone l’intero processo produttivo: suoi sono i prestigiosi marchi Galliano (fondato a Treviso nel 1981) e Ploner (fondato a Trieste nel 1862, è il marchio di fisarmoniche italiano più antico), dai quali il nome del laboratorio, Galliano & Ploner. La sua bottega si trova nel quartiere di Fiera, alle porte di Treviso, ed è stata inaugurata nel 2011.
Il lavoro di Francesca ha però radici più lontane. Tutto iniziò con suo padre, Luciano Gallo (Galliano è la fusione del cognome e del nome) che, fisarmonicista sin da bambino e poi falegname e arredatore di antiquariato, alla fine degli anni Settanta, dopo aver appreso i segreti della costruzione delle fisarmoniche a Stradella (Pavia) e poi a Castelfidardo (Ancona), iniziò a produrre i primi strumenti a Preganziol (Treviso). Luciano pian piano seppe raggiungere un’autonomia di costruzione quasi totale, riuscendo in questo modo a caratterizzare e a conferire alta qualità artigianale ai suoi strumenti. In trent’anni il marchio Galliano ha conquistato riconoscimenti a livello internazionale e vede i suoi strumenti in palchi di tutto il mondo. Ad esso, nel 2006, si è aggiunto il marchio Ploner, donato a Luciano Gallo (ritenuto a livello nazionale il costruttore di fisarmoniche più affine ai Ploner) dall’ultimo erede della dinastia di costruttori triestini per evitarne l’estinzione.
Francesca è cresciuta tra le fisarmoniche, nella bottega di papà, dove correva appena aveva un momento libero, affascinata da quel lungo, instancabile esercizio di precisione. Per lei i materiali, le tecniche di costruzione e di assemblaggio non hanno mai avuto segreti, ma fino a qualche anno fa non immaginava che quello sarebbe diventato il suo lavoro.
Nel 2002 si era infatti diplomata come soprano lirico ma la sua passione è per la musica tradizionale, che l’ha portata al fianco dei maggiori esponenti della musica tradizionale europea. Etnomusicologa, filologa, ricercatrice storica, cantautrice.
Con un centinaio di concerti sia in Italia che all’estero all’attivo, immaginava la propria carriera su un palcoscenico. Ma nel 2011, quando papà Luciano raggiunge l’età per la pensione e chiudere la bottega appare la sola cosa da fare, Francesca ha un tuffo al cuore: perché disperdere tanta esperienza, fatica, passione? Decide allora di stravolgere il suo progetto di vita, di mettersi dietro il banco e di raccogliere l’eredità di suo padre per non far morire un’attività preziosa e oggi rarissima. Affianca così alla carriera di musicista, una sua bottega, inaugurata nel 2011: da allora sotto la vigile osservazione del padre lavora quotidianamente a organetti e fisarmoniche, una delle quali per l’orchestra del Festival di Sanremo, consegnata a Natale 2011 e vista sul palco dell’Ariston nelle ultime due edizioni della kermesse. Ognuna delle sue “creature” richiede mediamente dalle 200 alle 300 ore di lavoro, totalmente artigianale: ma “costruire una fisarmonica è così – spiega Francesca – si tratta di un mestiere che rimarrà sempre manuale, nessun macchinario potrà sostituire le dita, l’occhio, l’udito umani. L’unico sviluppo possibile è quello di unire figure professionali con precisa e diversa specializzazione in modo da suddividere il lavoro in fasi diverse, come hanno fatto le ditte di Castelfidardo”. Un mestiere dunque antico, rimasto immutato nei secoli, al quale però internet e social network hanno saputo giovare: “per la promozione e la conoscenza dei marchi è fondamentale essere in rete, il web ha sostituito il passaparola, che per il nostro settore funzionava in modo eccezionale negli anni Ottanta e che molto ha aiutato mio padre a farsi conoscere”.
Francesca fa un lavoro particolarissimo, in un ambito che è quasi esclusivamente maschile. Un mestiere duro, che richiede ore e ore di impegno, minuzia e una smisurata passione. “Quello che mi ha motivata a intraprendere questa strada e che giorno dopo giorno mi fa proseguire con determinazione è la bellezza del mio lavoro: l’avere tra le mani un anonimo pezzo di legno un giorno e il successivo già qualcos’altro, essere artefice di un’evoluzione continua che porta alla nascita della fisarmonica”, racconta Francesca. E’ una professione, la sua, che si può portare avanti solo con grande sacrificio e passione: “Ciò che mi aiuta molto è l’essere anche musicista – conclude – sono la prima a testare il nuovo strumento e mi trasformo così in giudice severo del mio operato: mi metto dall’altra parte e devo convincere me stessa di aver fatto un buon lavoro”.