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Discografia

La Verità in Valigia

Ciò che si decide di raccontare a un bambino diventa il terreno su cui affonderà i passi da adulto. L’uomo mette immaterialmente radici su un terreno culturale che viene preparato giorno per giorno fin dai primi istanti di vita e per sempre lo riconoscerà come suono, colore, sapore che rappresenta la propria identità.

Chi sei e dove vai viene spiegato senza parole dai passi nell’avanzare, dall’incontro con uno sguardo, o da una stretta di mano. Ci presentiamo sempre con tutto quello che siamo, con tutta la nostra storia, il nostro passato e il nostro futuro concentrati nel presente.
“Xe quatro anni che no torno casa” così mi hanno detto persone che hanno vissuto cinquant’anni all’estero e i primi vent’anni di vita in Italia, ma per loro casa è sempre il luogo in cui sono nati. Vivono una vita da viaggiatori con meta fissa. Ormai parlano una lingua che non è ne il mio dialetto, ne il mio italiano, è la loro lingua, il loro ormai profondo radicamento in una terra che non sentono come Patria, e lontani dalla loro terra che li tratta da emigranti, come se la vita destinata a loro fosse una colpa.
Da bambina guardavo foto in bianco e nero, osservavo ogni minimo particolare, come se ci fosse nascosto qualcosa da cercare. Poi è nata la passione per le storie di vita, poi per la sonorità della mia gente e infine non mi è più bastato, ho dovuto partire come se dovessi raggiungere quelli che tanto avevano ancora da dire.
La valigia, la mia fisarmonica e la passione verso una parte di secolo che è ancora memoria, ma ha tutte le potenzialità per diventare storia di quella buona, da riserva per intenditori, da occhi semplici che la guardino passare e orecchie umili che la vogliano ascoltare. Così sono partita e così sono anche tornata per avere qualcosa da dire quando mi presento nel mio avanzare. Il silenzio vuoto e la paura non sono compagni di viaggio nella vita se hai ascoltato storie. Non te le togli più di dosso se hai avuto la fortuna di piangere con loro. Ritornano come genti dal passato per traghettarti dall’inferno dello spaesamento alla verità della propria identità altrimenti anonima.
La mia storia di viaggio e le loro canzoni all'unanimità raccontano ciò che un giorno sarà leggenda.

Vinti dal Sil

Venti erano i mestieri lungo il fiume Sile, vinti i mestieranti che vi lavoravano. “El Sil”, come da sempre ho sentito dire a casa mia, era uno di famiglia, una sconosciuta entità onnipresente, quasi potesse abitare anche il più piccolo di noi senza poterlo controllare… “chi che tase scolta, come El Sil” … i suoi esseri sapevano sempre tutto “l’anguana me ga dito che… el massariol te ga visto far…” “el Sil de sera magna el Sol, el Sol aa matina beve el Sil ” così mi è stato detto, così io bambina ho sempre creduto. 

Poi la poesia, i canti, la storia, i racconti, le fotografie. Da sempre quella gente mi ha cercata per essere raccontata, ma il coraggio di portare tanta saggezza è sempre scivolato lungo le silenziose sponde. Ora però i testimoni cominciano a cambiare dimora, ora proprio loro muovono i ricordi di bambina, quei ricordi nascosti dentro le mie canzoni, dove “El Sil sbrissa in scapinèe” per portare la mia terra e la sua gente ben oltre confine.